giovedì 28 gennaio 2010

Empanadas de carne [1]


Contentissima di questo impasto per empanadas, risultato perfetto.
In fondo il problema era proprio l'impasto, dato che il ripieno e molto semplice da fare in quanto sono tutti ingredienti reperibili e, volendo, potete anche giocare di fantasia.
Succede che utilizzando una normale pasta sfoglia, intanto non c'è quel sapore caratteristico ma la cosa più grave è che scoppiano in cottura, e va bene con il ripieno di carne, ma pensate con quello di mais o quello di gorgonzola e noci... un disastro!!
Oggi ho fatto empanadas de carne, che è quella classica. Ho fatto solo queste  perchè volevo collaudare e "conoscere" il comportamento di questo impasto in ogni situazione: impasto, conservazione, stiramento, cottura e sapore e consistenza. A tutte queste fasi do un bel 10, e se lo dico io.... non perchè l'impasti siano il mio forte... no no no!!! ma appunto per questo, nelle mie mancanze divento intollerante e nervosa!!! invece è stato una favola realizzarlo.
Molto elastico ma con un "corpo" e delizioso una volta cotto.
E' successo un'altra cosa bellissima: mettendo in ordine delle carte per il mio imminente viaggio in Argentina, ho proprio trovato la ricetta di famiglia che credevo persa!!! e quindi carissimi.... preparatevi;))
Le ho fatte piccoline, da aperitivo e, con un po' meno della metà di questo impasto ne ho fatte 12 (9 cm di diametro), l'altro impasto l'ho congelato, speriamo con buoni risultati. Quelle normali hanno tra i 15 e i 18 cm di diametro.
Il punto dolente è lo strutto, ma penso neanche tanto... io andavo sempre dai macellai a chiederlo e invece è più facile trovarlo dai salumieri in confezioni da 200 g. e si usa proprio in cucina anche per fare le piadine o per friggere qualche cosa che non ho capito!! Resta il fatto che sostituendo il burro con lo strutto il sapore ci guadagna tantissimo (non parlo chiaramente di pasticceria).
Dovete organizzarvi così: il giorno prima dell'infornamento fatte l'impasto e il ripieno (che per infornarle deve essere ben freddo).

Per l'impasto:
400 g. farina 00
110 g strutto a temperatura ambiente
3 g di sale
1 cucchiaio colmo di pimenton dolce (non piccante)
80-100 ml acqua tiepida
Setacciare farina, pimenton e sale.
Sul banco di lavoro disporre la farina a fontana e iniziare a impastare con lo strutto e l'acqua in piccole dose fino ad avere una pasta liscia ed elastica.Avvolgere e mettere in frigo.

Per il ripieno:
200 g. di macinato (io uso misto)
100 g cipolle o scalogni tagliata sottile
2 spicchi d'aglio
1 peperone rosso piccolo tagliato a piccoli cubetti
1 carota piccola gratuggiata
3 cucchiai di prezzemolo trittato
2 cucchiai di olive verdi denociolare e tagliate a metà
2 uova sode tagliate grosolanamente piuttosto piccole
2 cucchiai di uva passa (corinto)
Rosolate in olio extravergine gli spicchi d'aglio schiacciati e nella loro camicia (io dopo ritiro), aggiungete a rosolare a fuoco basso cipolla, carota, peperone più o meno 15 min., alzate il fuoco e aggiungete la carne, cuocete 5 min a fuoco vivace mescolando e poi abassate il fuoco e cuocete altri 10-15 min. (la carne non deve seccarsi). Ritirate dal fuoco aggiustate di sale e pepe se vi piace e aggiungete il prezzemolo, uva passa, le olive, il uovo sodo. Sistemate il ripieno in un contenitore e tenete in frigo.
Togliete l'impasto dal frigo 1/2 ora prima di stenderlo. Accendete il forno a 200°.
Infarinate i banco da lavoro, estendete l'impasto e tagliate cerchi da 15 cm, riempite con un cucchiaio di ripieno, chiudete a metà premendo i bordi in modo di saldare la empanada. Chiudetela (repulgue) iniziando da un estremo che va piegato e sopra questo piegate ancora, uno sopra l'altro come si vede nella foto sopra.
Fate un paio di fori con la forchetta, sistemate in una teglia da forno, spenellate con un uovo sbattutto e infornate 15- 20 min. a 200° fino a che sono dorate.
Prossimamente farò altri ripieni: gorgonzola e noci, prosciutto e formaggio, mais, pollo, tonno, cipolla e formaggio ecc. e per Pasqua farò per il picnic del Lunedì dell'Angelo quelle Patagoniche ripiene di carne di agnello tagliato a coltello... da veri gourmet!!!!

domenica 24 gennaio 2010

Alfajores marplatenses # 1



Per chi pensa che in tema di alfajores tutto sia stato detto, vi sbagliate carissimi.
Questi sono "los" alfajores, sempre ripieni di dulce de leche, uno cioccolato bianco e noci e l'altro cioccolato fondente.
Il loro nome è marplatenses perchè sono nati da due aziende con sede in Mar del Plata che è un luogo di villeggiatura sull'Oceano Atlantico. Quando ero piccola si potevano comprare solo lì, adesso si comprano ovunque. Le marche più famose sono Havanna e Balcarce, anche se ultimamente vanno molto "el cachafaz" che, assaggiato a Marzo a Buenos Aires,  mi è sembrato davvero buono.
E' la prima volta che li faccio e devo dire che la ricetta è perfetta: già faccendo l'impasto sentivo quel profumo caratteristico che è nitido nella mia memoria.
Un piccolo limite è il dulce de leche, perchè?? perche ci vuole il dulce de leche per pasticceria che e molto denso, una specie di pasta di dulce de leche... e come si fa??? ho trovato una ricetta nella quale in cottura, si aggiunge maizena... disastro!!! è venuto una specie di budino al dulce de leche che non mi è piaciuto niente, e comunque la consistenza era morbida e il sapore alterato dalla maizena. Un'altra ricetta prevede la farina di ceci (!!??), non ci ho neanche provato.
Questa volta avevo invece  500 ml. di panna e ho deciso di fare la ricetta del dulce de leche sostituendo 1/2 litro di latte con la panna, risultato SPAZIALE, chi ama il dulce de leche non può trovare di meglio...sapore morbido e vellutato, con avvolgente retrogusto di delicato sentore di panna, THE BEST!!!
Ho aggiunto anche  un pochino più di bicarbonato perche mi viene sempre troppo chiaro (grazie alle spiegazioni di Dario Bressanini,  in seguito a un quesito di Fanci [dolce casa]). Il colore mi ha convinto...un po' più scuro ma non scurissimo.


Riguardo la consistenza, così... per provare e, dato che all'interno di quelli al cioccolato bianco ci vanno le noci, ho fatto una farina di noci e l'ho aggiunta al dulce... perfetto!!! dopo tutta la notte in frigo ancora meglio dato che questa farina di noci si è come gonfiata e ha dato ulteriore consistenza.
Ho un indicatore di gradimento qui a casa: se quando mangiano iniziano a fare rumorini tipo mmmmhhmmmmhhh! vuol dire che è superlativo, e questa volta è successo così persino con il mio Ricky al quale non piace proprio tutto.


Ho diviso l'impasto in due, una metà l'ho congelata per realizzare l'altra versione (perchè non è ancora finita!!).
Con tutte queste premesse passiamo alla ricetta:

Per 80 biscotti (40 alfajores):
400 g. di farina
100 g. di maizena
15 g di cacao amaro
4 g. di bicarbonato
5 g. di lievito in polvere
5 . di bicarbonato di ammonio

220 g. burro a temperatura ambiente
110 g zucchero
25 g. estratto di malto (non l'ho messo, va bene lo stesso)
40 g. di golden syrup (o miele, direi millefiori)
estratto vaniglia 1 cucchiaino da caffè
zest di 1 limone
essenza di mandorle
2 uova medie

Cioccolato bianco
Cioccolato fondente (a gusto tra 50% e 70%, non di più) + burro
dulce de leche 250 ml (con 1 l. di latte fatte 400 ml)

In una ciotola mescolate tutti gli ingredienti secchi.
Sbattere il burro con lo zucchero a pomata, aggiungere il golden syrup, il malto le essenze, il zest e le uova e incorporare bene con la planetaria (beata chi ce l'ha). aggiungete gli ingredienti secchi poco a poco sbattendo sempre.
Avvolgere in pellicola l'impasto e portare in frigo almeno 3 ore (io l'ho lasciato tutta notte).
Togliere l'impasto dal frigo almeno 1 ora prima, acendere il forno a 180°.
Stirare la pasta col mattarello e con un tagliabiscotti ricavare cerchi di 4 cm (normalmente sono grandi 6-7 cm, ma a me piacciono più piccoli).
Infornare 8-10  minuti,  la cosa importante è che in cottura, sparisca l'odore di amoniaca, comunque non devono dorarsi, il che è difficile da stabilire perchè sono marroni, insomma bisogna stare allerte vicino al forno...
Lasciar raffreddare in una griglia, unire 2 biscotti con dulce de leche (per quelli al cioccolato bianco aggiungere piccoli pezzetti di noci nel dulce, oltre alla farina di noci o mandorle, 200ml di dulce=4 cucchiai di farina di noci o mandorle, v. indicazioni sopra).
Sciogliere separatamente il cioccolato fondente + burro e quello bianco (senza burro, non fate come me... come ho aggiunto il burro si e inespessito e ho dovuto estenderlo con il cucchiaino!!!).
Coprire lo alfajores con la cioccolata e far raffreddare, decorare con 1/2 noce quelli bianchi.
Come per tutti gli alfajores, sono più buoni il giorno dopo perchè il dulce amorbidisce il biscotto...fondendosi in un solo morso.... (continua)

mercoledì 20 gennaio 2010

Coquitos

A chi piace il cocco qui ci va a nozze.
Los coquitos sono cocco puro, non c'è farina (e quindi sono gluten free) e sono buonissimi, leggermente croccanti all'esterno e con un cuore morbido.
La ricetta è ottima, ma ho riscontrato due problemi:
1) ho cercato di fare dei coni  con la sac a poche ed è stato impossibile perche essendo questo impasto molto grasso e la mia sac in un tessutino tipo tecnico, trasudava e non riuscivo nemmeno ad afferrarla (ci vorrebbe una sac di quelle all'antica dure e resistenti e gommate all'interno).
2) Ho fatto a questo punto dei coni con le mani ma ho pensato che sarebbero perfetti cotti in stampini a silicone, a forma di piramide o quello che volete, ma sempre abbastanza piccoli. Chiaramente se lo fatte i minuti di cottura non saranno gli stessi (ci vuole un po' d'occhio) però non succedera che nella base si dorano un po' troppo.

Per 25 coni
200 gr di cocco
150 gr di zucchero
2 uova e 1 tuorlo sbattuti (io ho usato 2 tuorli perchè avevo uova medie)
1 cucchiaino da tè di essenza di fiori d'arancio (o vaniglia se vi piace di più)

Forno 180°.
Mescolare bene il cocco con lo zucchero.
Aggiungere le uova sbattute, profumare con l'essenza e rendere il tutto omogeneo (io ho fatto con le mani).
Formate dei piccoli coni con le mani, disponeteli in una teglia con carta da forno e infornate fino a che sono dorati (più o meno 15 min).



PS: Per CRISTINA e chi desidera fare empanadas, ho trovato da un  salumiere sotto il salone, dopo tanta ricerca, lo strutto. Quindi ci avviciniamo alla ricetta;))

lunedì 18 gennaio 2010

Quaglie alle mele [e mostardina]


La Domenica sera mi piace fare la cena un po' più disinvolta del solito, un modo di celebrare la fine del week end e prepararci al Lunedì in allegria.
Il mio piatto forte in questa occasione sono gli hamburgher fatti da me, avvolti in deliziosi panini con il sesamo (non fatti da me) lattuga ecc. Una volta al mese aggiungo anche le patatine a bastoncino fritte fatte in casa. Oppure la classica pizza, o un plateau di  formaggi scelti con verdurine, frutta, panini, grissini,  miele e per me, anche la mostardina (prossimamente ricetta).
Ieri non è andata così perchè Sabato mattina sotto il Salone ho trovato delle meravigliose quaglie e le ho preparate proprio la Domenica per cena. Di solito le faccio in padella con unico ingrdiente la pancetta e gli aromi, ma ieri ho deciso di fare questa ricetta di un vecchio libro di cucina.
Il risultato mi ha meravigliato: tenere, saporite, con quella punta di selvaggio e di dolce che si amalgamava molto bene , se vi piace l'agrodolce questa ricetta è per Voi:


Per 4 persone:
8 quaglie
3 mele
200 g. di pancetta affumiccata
250 ml di sidro o vino bianco
salvia
santoreggia
rosmarino
sale affumiccato q.b.
2 denti d'aglio
olio extravergine
burro
2 cucchiaini di mostarda di cremona

Pulire e fiameggiare le quaglie, laverle, asciugarle e fiammeggiarle nuovamente.
Tritare finemente 1 mela (per il ripieno) con le altre due tagliare a dadi (per la guarnizione)
Salare le quaglie con sale a fiocchi e sale affumicato, dentro e fuori. Inserire dentro la quaglia una piccola noce di burro, 1 cucchiaino da caffè di mostarda, gli aromi trittati  e riempire con il tritto di mele.
Bardare le quaglie con 3-4 fette di pancetta, e fissare con filo da cucina.
In una padella grande mettere un filo d'olio e dorare l'aglio, aggiungere le quaglie e sigillarle in tutti i suoi lati girandole a fuoco vivo. Versare il sidro, abassare la fiamma al minimo e coprire con un paraschizzi che mantiene un giusto grado di umidità. Cuocere a fuoco bassissimo per un ora girandole 2 o 3 volte.
15 min. prima di finire la cottura aggiungere le mele a dadini ad un lato della padella integrandola con i succhi di cottura.
Se ci fosse bisogno di aggiungere liquidi durante la cottura potete aggiungere ancora sidro, oppure brodo oppure, come ho fatto io, semplicemente dell'acqua, il sapore era comunque ricco e corposo, per niente slavato.



Questo piatto non vi sembra un po' Julia Child, per me questa sconosciuta?
Avrei voglia di avere un suo libro e la prima cosa che farei è il boef bourguignon... e allora "bon appetit"!!


sabato 16 gennaio 2010

Kumquats al whisky



Una delle cose che più mi dà soddisfazioni è fare le conserve, preferibilmente dolci.
Osservare i miei barattolini ben riposti, con delle belle etichette fatte da me, mi dà tanta soddisfazione.
Sono  lì pronti a essere scelti per una colazione, una crostata o da portare a qualche mia amica.
I kumquats o arancini cinesi o, in spagnolo, quinotos, mi piacciono molto, soprattutto il sapore della loro buccia per non parlare del fatto che sono pieni di Vitamina C.
Ok, è successo che avevo una bella quantità e qui a casa, li mangio solo io, quindi ho deciso  di fare questa ricetta che è un classico argentino, quinotos al whisky appunto.
La ricetta è un po' modificata da me per il fatto che quella originale porta parecchio whisky e mi risulta troppo forte.... io del whisky desidero sentire solo il sentore.




1 kg di kumquats
700 g di zucchero
1 cucchiaio abbondante di glucosio
1 presa di sale grosso
2 chiodi di garofano
acqua q.b.
Barattoli di vetro sterilizzati

Lavate bene i kumquats e forateli con uno stecchino. Versateli in una pentola, copriteli con abbondante acqua e lasciateli una notte intera. La mattina buttate via  l'acqua e ripetete l'operazione lasciandoli fino a sera. La sera risciaquateli, calcolate l'acqua ce ci vuole per coprirli (diciamo: che siano ben coperti, più 2-3 dita d'acqua nella pentola). Versate i chiodi, il sale, lo zuchero e il glucosio e mescolate un po' per dilure. Portate ad ebollizione, aggiungete i kumquats e fate bollire 15 min. Ritirate e lasciate così tutta la notte. La mattina dopo, ripetete la stessa operazione.
La mattina del giorno dopo fatte bollire altri 15 min. Passati 10 min di bollitura aggiungete 100 ml di whisky, lasciate bollire altri 5 e ritirate dal fuoco.  Devono risultare brillanti e quasi transparenti.
Sono pronti per essere messi in barattoli: riempite 4/5 del barattolo e aggiungete 1/5 di whisky. Chiudete ermeticamente e capovolgete.


mercoledì 13 gennaio 2010

Parmentier con cotechino, [patate] e topinambour


Si, lo so che non ne potete più di cotechino, lenticchie ecc., però si da il caso che avevo un cotechino e non mi andava di lasciarlo in dispensa a guardarlo per tutta l'estate.
So anche che qualcuno conosce la parmentier come una crema di patate, ma parmentier è anche lo sformatino (anche fatto in una teglia e poi tagliato) di carni diverse e purè di patate, il tutto passato al forno.
Chiarito questo concetto continuo a raccontarvi.
Avevo anche le lenticchie... e avevo del topinambour che mi piace moltissimo, e in questa casa viene chiamato affettuosamente la patata-carciofo.
Vi devo raccontare ancora una cosa... l'ho fatto velocemente e in ritardo per l'ora di pranzo (e dovevo ancora fotografarlo!!), voglio però che, nonostante la mia imperfezione, teniate presente che il purè di patate e topinambour che vedete DEVE essere gratinato, con delicata e fragrante crosticina....
Il giorno seguente, con più tempo ho fatto questo



E' semplicemente purè di topinambour e patata, cotechino e guarnizione di topinambour a fettine sottilissime  fritte (credetemi, ci vuole un minuto).
Neanche questa è una ricetta (sono un po' pigra ultimamente, l'influenza mi ha ridotta  ko),
Per farlo utilizzate il coppapasta e infornatelo, dopo qualche minuto sformate e servite, può essere un'idea  per il capodanno dell'anno prossimo (mujer prevenida vale por dos!!).... insomma,  fatto e postato;))

lunedì 11 gennaio 2010

Confettura Foresta Nera



Questa confettura, ve lo dico subito, è roba tosta.
Se amate come me la foresta nera, se con il gelato cioccolato fondente aggiungete (sempre) le ciliegie al maraschino, insomma se l'abbinamento ciliegie-cioccolata vi fa impazzire... allora questa è per voi;))
L'idea ha iniziato a frullarmi n testa un paio di mesi fa, qui.
Di questa confettura ho fatto una quantità, che ho regalato a Natale ed è squisitissima.
Se ben è certo che l'abbinamento pere cioccolato mi piace, ce ne sono due che mi fanno proprio impazzire: arancia - cioccolato e amarene -cioccolato (avete capito cosa vi aspetta).
Guardando un avanzo di amarene ho avuto l'illuminazione...;)
E talmente semplice che non è una ricetta.

Avevo 300 g. di amarene, in parte le ho tritate e alcune le ho tagliate a metà.
Con il loro sciroppo le ho messe in un pentolino e le ho fatte bollire dolcemente, a questo punto ho aggiunto 200 gr di cioccolato fondente 80% e mescolando, ho fatto sciogliere il cioccolato a fuoco basissimo.
Una volta sciolto ho versato caldo in un barattolo e chiuso ermeticamente ..... per aprirlo 2 ore dopo e assaggiare questa delizia:)
Immagino che a Maggio si potranno fare con le ciliegie fresche, e ci proverò.
Intanto, in questo inverno, mi faccio rapire da queste, piene di spirito e sapore!!

venerdì 8 gennaio 2010

Arroz con leche



Dessert d'infanzia.
L'arroz con leche è argentino, ma non solo. Senza andare troppo lontano lo fanno anche in Grecia e Spagna.
Per molti anni è stato il mio dessert preferito abbinato alla cannella, così a 4 anni ho scoperto questa spezie che è senza dubbio  la mia preferita. Per dire, se mi faccio la cioccolata calda aggiungo la cannella, le mie caramelle preferite sono alla canella, pere e mele cotte.... cannella in quantità, e così via.
Le ricette sono tante, con il tempo ho adottato questa, e anche se ormai non è il mio dessert preferito come un tempo, ogni tanto ne faccio pocchissimo solo per me, dato che qui a casa non piace a nessuno (marito e figli italianissimi!!).
Il concetto della cottura è uguale a quella del risotto, per questo uso un riso da risotto, vialone nano o carnaroli. Chiaramente  gli ingredienti si aggiungono tutti in una volta sola.
La caratteristica del mio arroz con leche è l'aggiunta di buccia di limone (parecchia) durante la cottura perche, secondo me, dà quella punta di freschezza necessaria di fronte a tanta dolcezza;)
C'era anche una canzoncina che si cantava da bambini centrata sul arroz con leche, e diceva così:
Arroz con leche, me quiero casar
con una senorita de San Nicolàs
que sepa coser, que sepa bordar,
que sepa abrir la puerta para ir a jugar
(vabbè, robe giurassiche, insomma!!)

1litro di latte intero (o scremato se volete)
100 gr. di zucchero
180 gr. di riso vialone nano (è più piccolo degli altri, essendo un dessert lo trovo più adeguato)
Buccia di 1/2 limone (in 3 pezzi, non gratuggiato)
Cannella

Versare in una pentola il latte, lo zucchero, il riso e 1 dei 3 pezzi di buccia di limone.
Portare a bollore, cuocere a fuoco medio basso mescolando spesso. Quando il riso è cotto al dente, ritirare, aggiungere gli altri 2 pezzi di buccia di limone e mescolare bene. Lasciando raffreddare così si inespesisce ancora un pò diventando più cremoso.
Servire caldo o freddo con canella in polvere.

Vi lascio un'altro canto del Martin Fierro de Josè Hernandez (preparatevi, ho deciso che per ogni post di gastronomia Argentina concludo con questa chicca):))

Un padre que da consejos
más que padre es un amigo,
ansí como tal les digo
que vivan con precaución.
Naides sabe en qué rincón
se oculta el que es su enemigo.

Un padre che dà consigli
più che padre è un'amico
anzi, come tale vi dico
di vivere con precauzione
che nessuno sa in che angolo
si nasconde il nemico

mercoledì 6 gennaio 2010

Primo Pay It Forward (PIF) tra bloggers



Allora... la simpaticissima mani di fata Verde Salvia mi ha lanciato una sfida, un PIF insomma.
Anche se ci ho messo più di un ora a capirlo, è facile: ai primi 3 bloggers che mi lasciano un commento (e aderiscono al PIF), arrivera a casa entro 365 giorni un dono realizzato da me, che si presume sarà qualche leccornia...insomma, cè la metterò tutta.
A loro volta, il blogger che aderisce, preparerà qualcosa, a seconda della propria specialità, per i primi 3 che lasciano commento e accettano il PIF, e così via.
Intanto partecipo perchè mi diverte molto, perchè sono super contenta di avere qualcosa fatto da Verde Salvia e, ugualmente, sarò felice di preparare qualcosa di carino e delizioso per i primi 3 commentatori "MIEI".
Stò gia pensando cosa fare per Pasqua.....;)))

lunedì 4 gennaio 2010

Locro Argentino



Ha iniziato a nevicare anche qui, niente di meglio in questi casi che una zuppa che viene dal freddo; ma è una zuppa argentina, direte voi.... si, esatto, ma si dà il caso che in Argentina ci siano anche le montagne, los Andes, e questo locro arriva da quelle parti.
Piatto della tradizione Argentina, è unito a diverse storie di liberazione dagli Spagnoli, a inizi inoltrati del 1800.
Questo è un guiso che vuol dire: corposa zuppa quasi asciutta contenente verdure e carni.
Non è per niente dietetica anche se io l'ho convertita in tale, ma voglio darvi la ricetta originale e poi la mia variante, nel caso non abbiate voglia di mangiare sostanzioso, anche se, va detto, quella genuina è tutta un'altra cosa.

Per 2 porzioni abbondanti :
70 gr di pancetta tagliata a cubetti
1 dente d'aglio
1 salsiccia piccante ( o normale) tagliata in 4
1 zampa di maiale
4 costicine di maiale
300 g di zucca a cubetti
2 carote medie a rondelle
2 scalogni o 1 cipolla grande
200 g di maiz in grani
200 g di mais pestati
200 g di fagioli cannellini
1 rametto di timo
1 rametto di rosmarino
800 ml di brodo di carne

Ho fatto veloce e ho utilzzato fagioli e mais già ammollati.
Se invece fate con quelli secchi metteteli in amollo la sera prima.
In una pentola versare un pò d'olio extravergine e sofriggere dolcemente l'aglio, scalogni e pancetta, senza dorare, abassare al minimo e aggiungere i pezzi di salsiccia, cucinare mescolando per 2 o 3 min e aggiungere il brodo di carne, alzare il fuoco e versare tutte le verdure, la zampa e le costicine, mescolare.
Far bollire a fuoco medio-basso per almeno 1/2 ora.
Bisogna verificare non solo la cottura delle carni ma la zuppa deve ridursi quasi asciutta.
Togliere l'aglio e la zampa.
Salare a piacere.
Condire, sempre a seconda dei gusti con: peperoncino piccante, pimenton dulce (non so come si dica qui... penso  paprika dolce) e pochissimo cumino (veramente poco, c'è il rischio che sembri una zuppa marrochina!).

Cosa ho fatto io:
ho tolto tutte le carni tranne la pancetta e ho aggiunto una bracciola a cubetti. Posso dirvi, era buona, ma tanto vale farla come tradizione comanda.

PS: quando il locro è arrivato a tavola, mio marito mi ha chiesto il grana da versare sopra.... NOOO! non si mette il grana, dato ce il locro è piccantino.... rassegnato (e notevolmente triste) ha mangiato, ma il locro li è proprio piaciuto;))

In mezzo a tanta "Argentinità" vi lascio una frase, ormai celebre, del primo libro della letteratura Argentina: "Martin Fierro" scritto da Josè Hernandez:
Los hermanos sean unidos,
porque esta es la ley primera.
Tengan union verdadera
en qualquier tiempo que sea
porche si entre ellos pelean,
los devoran los de afuera.

sabato 2 gennaio 2010

Insalata calda speziata cavolo, pollo e mele



Continua il bisogno di leggerezza.
A pranzo ho fatto questa insalata calda, idea  nata dalla quantità di pollo arrosto avanzato.
E' calda per il semplice motivo che oggi fa freddo e piove a catinelle.
Ma perchè non hai fatto una zuppa, direte voi? la risposta è che avevamo bisogno di qualcosa di ancora più leggero, che con due kili in più dopo le feste non c'è da scherzare.

Per 2 persone:
2 o 3 scalogni
1 mela grande
1/2 pollo già cotto tagliato a fettine
1 cavolo capuccio piccolo (il mio era di 350g.)
1 radicchio di Verona (o quello che vi piace)
5-6 noci
Condimento
2-3 cucchiai d'olio extravergine
2 cucchiai di aceto di riso
1 cucchiaino di miele (ho usato miele di castagno)
1/cucch. da caffe di kren
3 cucchiai di brodo (se lo avete, sennò acqua)
1 pizzico di cannella
Per finire
sale afumiccato
cannella

In un padellino antiaderente appassire lo scalogno con un goccio d'olio a bassa temperatura, quando diventa trasparente aggiungere un po' del condimento e aggiungere le mele tagliate a fettine.
Cuocere a fuoco basissimo quasi 10 min. (devono essere comunque croccanti ).
Intanto affettare molto sottili il cavolo e il radicchio, mescolarli  e disporre nei piatti , versare poco condimento.
Aggiungere il pollo sulle mele allo scopo di scaldarlo e aggiungere ancora il condimento, tenendone un po'.
Disporre il pollo con le mele sulla insalata, aggiungere le noci, il condimento, il sale afumiccato a piacere e un pizzico ancora di cannella. Servire subito.

Mi sento già meglio!!;))

venerdì 1 gennaio 2010

Decotto detox-kitsch di zenzero



Oooohhhh  ma che brutta foto!!! santo cielo è inguardabile!!!!
Sisisisiiii, lo so, ma il primo giorno dell'anno voglio fare una cosa che non avrei mai fatto.
Si, perche in fatto di colori, la mia vita ruota tra le diverse tonalità del bianco, nero, beige (o greige o griggi).
Tutto misurato sempre alla ricerca del buon gusto e mai (dico mai) un colore di troppo.
Non arrederei la casa con questi colori, non mi vestirei mai con colori stridenti... ma si dà il caso che abbia questi 3 oggettini decisamente molto colorati e allora, per giocare e divertirmi un po' li ho messi insieme... con un risultato decisamente kitsch.
Seriamente oggi è il giorno detox, per questo scopo niente di megli che il decotto allo zenzero.
Chiaramente non è una ricetta, e, senz'altro saprete farlo anche voi, ma comunque spiego:
Sbucciare un pezzetto di radice di zenzero fresca, tagliare a fettine, mettere in un pentolino con acqua, portare a bollore e lasciar sobollire per 10-15 min. Più bolle più diventa concentrato ed efficace.

Naturalmente c'è chi ieri di bagordi non ne ha fatti (che so... magari una influenza che non solo vi ha portato a stare a letto la sera di San Silvestro, ma, siccome stavate male, non avete mangiato niente, E ALLORAAA....



Fotografata al volo e al buio prima di andare da amici a cena, questa è la torta frangipane con le mele del Libro del Cavolo di Sigrid.
Deliziosa, tanto è che quando è stata servita si è sentito qualche secondo di mmmm, mmmmm, mmmmmm, mmmm. Insomma sono soddisfazioni, non vi pare??